Tunnel subportuale, esplode la rabbia per i tagli ai Giardini Coco: «State cancellando l’unico polmone verde del quartiere»

Un residente della Foce scrive all’assessora al verde e urbanistica Francesca Coppola e alla presidente del Municipio VIII per denunciare gli abbattimenti degli alberi in corso. Duro anche Giorgio Scarfì, che chiede un progetto complessivo e parla di interventi pesantissimi sul parco

Alla Foce monta la protesta per gli abbattimenti in corso ai Giardini Coco, uno dei pochi spazi verdi rimasti tra il quartiere e Carignano. A far esplodere il caso è la lettera di un residente storico della zona, Giorgio, che si rivolge all’assessora al verde e urbanistica Francesca Coppola e alla presidente del Municipio VIII Anna Palmieri per denunciare quello che definisce una vera devastazione del piccolo parco urbano, avvenuta, scrive, nel silenzio generale della città.
Nel testo il cittadino racconta di essere nato e cresciuto alla Foce e sostiene che l’intervento in corso stia andando ben oltre quanto inizialmente prospettato. Secondo la sua ricostruzione, infatti, il progetto avrebbe previsto una rimozione limitata a poche decine di esemplari, mentre ora, denuncia, si starebbe procedendo con tagli estesi che cancellano di fatto l’area verde. La sua accusa è netta: «Stanno tagliando a raso ogni albero del nostro piccolo parco urbano di quartiere».

Il punto centrale della protesta è proprio il valore che i Giardini Coco hanno per la zona. Nella lettera il residente insiste sul fatto che quell’area rappresenti di fatto l’unico vero polmone verde tra Foce e Carignano, già segnato negli anni da lavori e da una forte pressione edificatoria. Per questo parla di una perdita gravissima non soltanto dal punto di vista paesaggistico, ma anche per la qualità della vita dei residenti, sottolineando il ruolo degli alberi come fonte di ombra, ossigeno e habitat per fauna e flora. La denuncia si allarga poi a un quadro più generale, quello di un quartiere che, secondo chi protesta, negli anni avrebbe visto restringersi progressivamente i suoi spazi alberati e verdi, fino al rischio di trasformarsi in una distesa di cemento.
Nella lettera c’è anche un richiamo politico preciso agli impegni assunti dalla giunta sul fronte ambientale. Il residente chiede infatti un intervento immediato a tutela dei Giardini della Foce, ricordando le promesse legate al “consumo di suolo zero”, al nuovo Piano del Verde e alla forestazione urbana. In sostanza, il messaggio è questo: se davvero la linea del Comune è quella della tutela del patrimonio arboreo e della qualità della vita, allora quanto sta accadendo ai Giardini Coco appare, agli occhi dei residenti, in aperta contraddizione con quella impostazione.
A rincarare la dose è anche Giorgio Scarfì, del gruppo Genova contro il degrado, che definisce la situazione dei giardini «molto complessa» e sostiene che l’insieme dei lavori di Autostrade per l’Italia e degli spostamenti dei sottoservizi di Ireti sia destinato a incidere pesantemente anche sulle porzioni di parco non direttamente coinvolte dal cantiere. Secondo Giorgio Scarfì, il numero complessivo degli abbattimenti arriverebbe a circa 120 alberi e proprio per questo non basterebbe più ragionare sul singolo cantiere, ma servirebbe un progetto complessivo capace di restituire dignità e piena utilizzabilità ai giardini una volta conclusi gli interventi.
Durissimo anche il giudizio sui tempi con cui si è proceduto. Giorgio Scarfì contesta infatti la scelta di avviare subito gli abbattimenti senza attendere il confronto già previsto, leggendo questa decisione come un segnale di scarsa sensibilità verso il quartiere e di cattivo rapporto istituzionale con i cittadini. Ed è proprio questo uno dei punti che più alimentano la rabbia: non soltanto il merito dell’intervento, ma anche il modo in cui sarebbe stato portato avanti, in un’area percepita dai residenti come uno degli ultimi spazi vitali del quartiere.
A cambiare lo scenario sono stati gli interventi di Ireti per lo spostamento dei sottoservizi che interferiscono con il progetto del tunnel. Per consentire le opere, la soluzione individuata è stata quella di ricollocare le tubazioni nella parte a monte del futuro scavo. Una scelta che però comporta scavi estesi quasi per tutta la lunghezza dei giardini e che, di conseguenza, trascina con sé un numero di abbattimenti molto più alto del previsto. È questo il punto che oggi sta facendo esplodere la contestazione: non più un intervento limitato a una fascia precisa del parco, ma una trasformazione profonda dell’intera area.
Anche il quadro emerso nella commissione municipale dei mesi scorsi era diverso. In quella sede, a novembre, erano stati illustrati numeri e scenari che lasciavano immaginare un impatto più contenuto: si parlava di 67 alberi da rimuovere nella zona direttamente interessata dal cantiere e di 80 nuove piantumazioni pensate per mantenere positivo il bilancio finale del verde. A quel confronto avevano preso parte, oltre alla presidente del Municipio Medio Levante Anna Palmieri e alla presidente del Municipio Centro Est Simona Cosso, l’assessora Francesca Coppola, l’ingegnere Alberto Selleri per Autostrade per l’Italia e l’architetto Mattia Cipriani del Renzo Piano Building Workshop. Oggi, però, quel conto appare superato dai fatti e la sensazione diffusa nel quartiere è che lo scenario reale sia diventato molto più pesante.
L’amministrazione comunale (che non ha alcun ruolo nei tagli) sta ora chiedendo che venga definita con urgenza una progettazione unitaria dell’intera area, comprensiva anche delle opere collegate allo spostamento dei sottoservizi, così da evitare interventi frammentati e una gestione a pezzi di una zona tanto delicata. Il punto politico e urbanistico, infatti, è proprio questo: non ci si trova più davanti soltanto al cantiere del tunnel, ma a una trasformazione complessiva dei Giardini Coco, che rischiano di essere stravolti nella loro interezza.
Il progetto finale, almeno nelle intenzioni illustrate in commissione, dovrebbe cambiare radicalmente il volto del parco. È prevista la realizzazione di un terzo bastione accanto a quelli storici, con la funzione di schermare alla vista gli sbocchi delle gallerie e di ricavare una nuova terrazza pubblica affacciata verso la Foce. È previsto anche un ridisegno del verde lungo corso Aurelio Saffi, dove il filare alberato si è progressivamente impoverito nel tempo. L’idea presentata dai progettisti era quella di sfruttare il grande intervento infrastrutturale per restituire ai cittadini uno spazio più accessibile, più leggibile e più frequentato, migliorando il collegamento tra la parte alta e quella bassa del parco e alleggerendo una massa vegetale ritenuta troppo fitta in alcuni punti. In questa visione, l’apertura di radure e la diversa distribuzione delle alberature dovrebbero anche riportare in evidenza le mura delle Cappuccine, oggi in buona parte nascoste.
Adesso la richiesta che arriva dalla Foce è una sola: fermarsi, chiarire fino in fondo portata e tempi dei lavori e presentare un disegno complessivo su ciò che resterà dei Giardini Coco e su come quell’area potrà essere restituita al quartiere. Per chi vive lì, il tema non è soltanto ambientale. È una questione di identità, vivibilità e futuro di una parte di città che teme di perdere definitivamente il suo verde.
A scanso di equivoci, visto che alcuni lettori hanno commentato sui social che non fosse abbastanza chiaro che le decisioni non vengono prese né dal Comune né dal Municipio, sottolineiamo che l’Amministrazione Comunale non ha alcuna parte nelle decisioni relative al progetto.
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